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Foto Legalita' al capolinea in Metro a Roma. Atac blocca la campagna anti 'ndrangheta

Legalita' al capolinea in Metro a Roma. Atac blocca la campagna anti 'ndrangheta



"Ci saremmo aspettati una reazione da parte del Presidente della commissione antimafia o dal Ministero della giustizia, invece a reagire è stato un dirigente ATAC (agenzia per i trasporti autoferrotranviari del Comune di Roma)”. A dichiararlo con un pizzico di sarcasmo e una buona dose di sospetto è Pasquale Diaferia, ideatore della provocatoria campagna pubblicitaria anti ‘ndrangheta intitolata “Legalità al capolinea” che, proprio in questi giorni, se non fosse stata bloccata sul nascere e liquidata con tempismo celere da parte della stessa agenzia dei trasporti, avrebbe "tappezzato" i vagoni della metropolitana romana . Una campagna, a detta del pubblicitario, denunciata ingiustamente da parte di ATAC con una commento tutt’altro che convincente e per giunta spiccio:"opportunità politica”. L' esito del battage (piuttosto inatteso) ha generato una florida rassegna stampa richiamando l’attenzione del sottosegretario di Stato Dorina Bianchi, la quale non si sarebbe risparmiata dallo scrivere un rilevante tweet in cui ha biasimato senza troppi giri di parole l’annullamento della contrastata campagna.

Ed è proprio in seno a questo marasma che si è collocato il "lancio" stesso, messo a punto dal collaudato duo Pasquale Diaferia, Patrizia Pfenninger e commissionato dal massmediologo Klaus Davi, noto nel panorama giornalistico per le sue aspre lotte mediatiche anti 'ndrangheta.

Dunque, una campagna che rompe una volta per tutte il silenzio che generalmente per paura si erge attorno a questo argomento; una campagna che si autoproclama come un inno di denuncia. Una denuncia rivolta non di certo verso la metro romana ma “verso il giro d’affari sul quale la ‘ndrangheta ha le mani a Roma”.

A tal riguardo l'agenzia pubblicitaria si è mossa sfruttando il rinomato simbolo della cartina della metro romana. Ecco allora la M di metropolitana rimpiazzata con la N di `ndrangheta: "Ndrangheta de Roma”; ed ecco fare capolino sulla mappatura i nomi dei diversi ex ‘ndranghedisti romani. A coronare la discussa "operazione" la pungente citazione “la politica tace” la quale sottintende uno Stato assente. Non a torto, visto e considerato che la ‘ndrangheta, da dove scaturisce, se non dall’assenza dello Stato?

Del tutto doveroso domandarsi come redimere -ammesso che sia possibile farlo- questa mega piaga malavitosa dalla struttura tentacolare, completamente tesa a voler costruire un antistato in sostituzione dello Stato. Il cui obiettivo primario è privare l’uomo della propria libertà. I più dicono mediante l’educazione e lo scuotimento delle coscienze. Tanto è vero che a tal riguardo il "claime" targato Davi sceglie un aspetto estetico tutt’altro che tranquillizzante e consolatorio.

Si tratta di una strategia di advertising civile che non dice nulla di diverso da ciò che non sia già stato scritto nei dossier dei giudici o nelle Questure. Parola di Diaferia. "Ci teniamo molto a svuotare questo episodio di significati politici, vorremmo piuttosto focalizzarci sul nocciolo della questione. La criminalità organizzata è una attività che opera al di fuori della legge taroccando i bandi di concorso pubblico e infrangendo miliardi di euro. Soldi che vengono sottratti allo Stato. Risultato? E’ la ‘ndrangheta a batter cassa”.

Insomma, il trio Davi, Diaferia, Pfenninger fatica a vederci chiaro e assalito da una miriade di dubbi si chiede per quale motivo la dirigenza ATAC – che per altro non ha competenza quando si parla di spazi pubblicitari – avrebbe chiesto la sospensione della campagna.

Gli addetti ai lavori ipotizzano che un valido motivo risiederebbe nel fatto che la ‘ndrangheta è viva tanto al Nord quanto al Sud. Ecco allora che: "Parlare di `ndrangheta a Milano non è un problema, parlarne a Palermo o a Roma lo è eccome. Si deduce quanto il problema non sia politico ma soprattutto sociale" rinforza il creativo.

La prova provata? “L’agenzia di trasporto avrebbe dovuto propormi di estendere la campagna non solo alla metro ma anche agli autobus, invece ha risposto con nostro stupore con una censura preventiva. Il battage pubblicitario non è mai uscito e cosa più strana la magistratura non è mai intervenuta" puntella amareggiato il firmatario dei molteplici spot diventati pietre miliari nel panorama pubblicitario nazionale.

Che i conti tornino? Forse. La cosa certa? Mafiosi pentiti tanti, pentiti di Stato nessuno. Che sia lo Stato a dover far giudizio?.
21/8/2017








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