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Foto Addio a Jake la Motta, leggendario Toro Scatenato

Lutto nel mondo della boxe

Addio a Jake la Motta, leggendario Toro Scatenato

Scompare un mito del pugilato

Jake La Motta, leggenda del pugilato fin dagli anni '40, è morto all'età di 96
anni in una casa di cura a causa delle complicazioni di una polmonite. A dare la notizia del decesso è stata una delle sue figlie, Christi, attraverso i social.

Jake, all'anagrafe Giacobbe, non è mai stato un fuoriclasse come il suo rivale Sugar Ray Robinson ma la sua carriera sportiva è stata considerata la più coraggiosa ed è diventato il simbolo del riscatto dei giovani americani provati dalla Grande Depressione e dalla seconda Guerra Mondiale.

La Motta ha imparato l'arte del pugilato in strada, più precisamente a New York, dove la violenza non mancava, è finito in galera a seguito di una denuncia di violenza su una minore, ha avuto rapporti con i ganster, ha truccato i match, ha  avuto 7 mogli, 6 figli e ha concluso la sua vita in tranquillità, con il sigaro in bocca, circondato dall'affetto dei suoi cari e dei suoi fan. Un grande successo per un uomo che con la vita, sul ring e anche lontano dal ring, ha sempre fatto a cazzotti.

Campione del mondo dei pesi medi dal 1949 al 1951, 14 anni di carriera e 106 incontri, Jake è entrato nella leggenda anche grazie al regista Martin Scorsese, nel 1983, che diede il compito di interpretare la vita del pugile a un superlativo Robert De Niro che con la pellicola "Toro Scatenato" portò a casa anche l'Oscar. Da quel momento Jake è entrato nella storia del pugilato e del cinema e, contestualmente, nel cuore di tutti coloro che amavano e amano la boxe.

"Jake La Motta è stato un buon pugile" dichiara Adriele Guarneri, amministratore delegato di G Action Group, società milanese leader nel settore della sicurezza e della vigilanza armata, "e indimenticabile è il suo match che gli valse la corona di campione del mondo dei pesi medi, conquistata a Detroit contro il francese Marcel Cerdan così come possono essere definite epiche  le sue sfide contro Sugar Ray Robinson, che riuscì a sottrargli il titolo nel match ricordato da tutti come Il massacro di san Valentino".

Adriele Guarneri, imprenditore di successo, che fin da ragazzo ha coltivato la passione per la boxe praticandola e, nel tempo libero, continua ad allenarsi ha aggiunto: "La boxe mi appassiona da sempre e per questo motivo ho deciso di dare l'opportunità a dei giovani talenti e ad alcuni professionisti di impegnarsi a fondo in questo antichissimo sport sponsorizzandoli. G Action Sport Team, presente sui social, raggruppa talenti della levatura di Leonardo Damian Bruzzese, Samuel El Pana Gonzales, Nicholas Esposito e tanti altri pugili che vengono allenati da Maestri della boxe come Carlo Serio e Maurizio Zennoni e hanno l'onore di essere rappresentati managerialmente da Salvatore Cherchi".

Salvatore Cherchi, presidente della OPI Since 82, è da anni figura di punta dell’organizzazione pugilistica nel mondo, tanto da essere stato premiato dal Wbo (World Boxing Organization ndr) come miglior manager, tanto da ricevere l’Oscar del pugilato dalla Federazione Pugilistica Italiana e da essere riconosciuto per ben 2 volte organizzatore dell’anno dall’Ebu (European Boxing Union ndr) Cherchi è stato inserito dalla rivista americana Boxing Digest tra le 50 persone più influenti nel mondo della boxe ed è stato nominato, cosa mai accaduta in precedenza, rappresentante dei promoter con diritto di voto nel Board of Governors della WBC durante il Congresso Mondiale tenutosi in Thailandia nel 2004.

"La boxe, in Italia, non deve essere più considerata uno sport di serie B" aggiunge Guarneri per poi concludere: " Sono molto dispiaciuto per La Motta. Per lui è suonato l'ultimo gong... e questa volta Toro Scatenato ha dovuto arrendersi".


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21/9/2017








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