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Spettacolo
Foto Pappano ed il suo Re Ruggero 'intimista'

L'inaugurazione della Sinfonica di Santa Cecilia

Pappano ed il suo Re Ruggero 'intimista'

Buon successo per l'opera di Szymanowski per la prima volta a Roma. Ottima la compagnia di canto

E’ partita il 5 ottobre, con un evento di grandissimo interesse, la Stagione Sinfonica 2017-2018 dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che ha visto ancora una volta grande protagonista Antonio Pappano direttore musicale della prestigiosa istituzione musicale romana, che alla guida dell’Orchestra e del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ci ha regalato una notevole esecuzione dell’opera di Karol Szymanowski, Re Ruggero.

Il pubblico ha aderito con entusiasmo a questa proposta musicale gremendo la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica per tutte e tre le esecuzioni previste dal programma, decretando un vero e proprio successo per un’opera poco conosciuta che qui a Roma è stata eseguita per la prima volta.

Re Ruggero è stato scritto da Szymanowski negli anni antecedenti al 19 giugno 1926, quando l’opera fu rappresentata per la prima volta al Teatro Wielki di Varsavia, musicando un libretto frutto della sua stessa collaborazione con Jaroslaw Iwaszkiewicz ed ispirato alla figura di Ruggero II, il re normano che per primo regnò sulla Sicilia dal 1130 al 1154, storicamente famoso perché riuscì ad unire sotto un unico regno le conquiste normanne del sud d’Italia, donando alla Sicilia un ruolo fondamentale in quanto ad autonomia politica e decisionale.

Ma Szymanowski con il suo Re Ruggero non presenta un personaggio le cui gesta sono basate sui fatti e sugli episodi che lo resero famoso nel corso della Storia ma un personaggio dallo struggente travaglio interiore alla costante ricerca di un equilibrio e di una pace interiore sublimata al termine dell’opera con una chiusura di straordinaria pregnanza.

Infatti il musicista vede in Ruggero una sorta di alter ego, la cui sensibilità coincide perfettamente con la propria, esaltata dell’ambientazione siciliana nel dodicesimo secolo, una ispirazione nata a seguito di soggiorni di Szymanowski nell’isola italiana dove rimase colpito dal fascino di questa terra un pò selvaggia ma ricca di opere archittoniche di rilievo come il Palazzo dei Normanni, la Cappella Palatina e la grandiosità delle rovine del teatro di Siracusa.

Su questo particolare sfondo il libretto propone una storia ‘favolistica’ dove emerge un efficace contrasto tra cristianità e paganesimo che si inserisce grazie alla presenza di un Pastore/Profeta, affascinante personaggio che si rivela alla fine una sorta di reincarnazione del dio Dioniso riuscendo a portare in una sorta di ‘trance’ coloro che vivono intorno a Ruggero ad iniziare dalla regina Rossana fino al resto della corte, una ‘trance’ il cui effetto produce per Ruggero un senso di estrema solitudine, ma una solitudine che lo porterà in uno stato di estasi che gli permetterà di raggiungere l’agognata ‘pace interiore’.

La musica di Szymanowski risulta di grande effetto, certo figlia del suo tempo, nella quale si può riconoscere l’influenza particolare di Richard Strauss e i suoi due capolavori, Elektra e Salome, ma con accenni anche alle sonorità attutite e delicate del Pelléas di Debussy rinunciando con molta evidenza agli elementi espressionisti di inizio ‘900 la cui spinta propulsiva, proprio all’epoca della composizione di Re Ruggero, si stava affievolendo. Szymanowski plasma tutto ciò per giungere ad uno stile del tutto personale che parte da una sapiente orchestrazione per giungere ad esaltare colori, timbri e ritmi, calibrandoli e fondendoli tra loro.

E’ una architettura musicale di grande spessore che prevede la presenza di un grandioso organico orchestrale e l’ausilio del Coro e delle Voci Bianche con parti vocali soliste destinate a cantanti di spessore, necessari per realizzare la difficile linea vocale e gli espressivi recitativi. In questa musica ai momenti più riflessivi ed intimisti si contrappongono  frequenti 'esotismi' e veri e propri  momenti di sfarzo sonoro come le sfrenate danze del secondo atto ed il baccanale del terzo.

Antonio Pappano ha scelto di eseguire l’opera nell’originale polacco e senza intervallo scelta piuttosto felice per questo genere di opera che, nonostante la sua monumentalità, risulta piuttosto stringata anche se spesso non nasconde una certa staticità, donandole così anche un ritmo rappresentativo piuttosto avvolgente.

La direzione d’orchestra ha privilegiato le parti più meditative ed intimiste, puntando tutto sulla particolare tensione che percorre trasversalmente l'opera grazie alla parte del Pastore/Profeta arricchendo così non solo lo svolgimento della trama ma l'ascolto e la partecipazione degli spettatori tutti. Più spente sono risultate le parti grandiose del secondo e terzo atto alle quali poco prima facevano riferimento per una interpretazione dai caratteri  ‘crepuscolari’.

L’Orchestra ed il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, così come le Voci Bianche hanno coadiuvato al massimo Pappano nella sua interpretazione per una esecuzione che ha mostrato anche l’eccellenza della compagnia di canto composta da Lukasz Golinski un efficace Re Ruggero così come ammaliante è risultata la vocalità della Rossana di Lauren Fagan e quella ‘terribile’ e ‘misteriosa’ di Edgaras Montvidas nella parte del Pastore. Marco Spotti ci ha regalato un efficace Arcivescovo così come Helena Rasker ha dato vita ad una intensa Diaconissa parimenti all’Edrisi di Kurt Azenberger.

Re Ruggero è stato eseguito in forma semiscenica, come del resto si usa oggi nelle sale da concerto per composizioni di questo tipo. La recita è stata quindi arricchita da una parte visiva, non invasiva, che dovrebbe aiutare il pubblico ad un maggiore coinvolgimento e consentire anche un migliore apprendimento da parte del pubblico di quanto avviene sulla scena, elemento affidato alla regia in presa diretta e proiezioni video di Masdebo, un duo di artisti formato da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni. Niente da eccepire sulla professionalità dei due artisti sia per i movimenti scenici che per gli splendidi video ma il loro intervento si è rivelato inutile in quanto, a parte i movimenti, la parte video si è rivelata avulsa dal contesto, rivelandosi così come elemento di disturbo che ha impedito la concentrazione dello spettatore/ascoltatore penalizzandone la piena fruizione.

Al termine la recita (9 ottobre) è stata salutata dal pubblico con scroscianti applausi per tutti gli interpreti ad iniziare da Pappano per passare a tutti i cantanti, ai Masdebo e al maestro Ciro Visco, ringraziato dagli spettatori per la buona riuscita della difficilissima parte corale.

Concludiamo con un nota che vogliamo mettere in evidenza. Al termine della serata Antonio Pappano ha voluto ringraziare personalmente, e a nome di tutta l’Accademia, il primo flautista dell'orchestra, Carlo Tamponi , che lascia la prestigiosa compagine per raggiunti limiti di età dopo più di 30 anni di attività al servizio dell’orchestra ceciliana e del suo pubblico. Ci associamo a questo ringraziamento ricordandolo come uno strumentista che ha arricchito con il suo suono ed il suo strumento i numerosissimi concerti ai quali abbiamo assistito in questi lunghi anni


Claudio Listanti
claudio.listanti@voceditalia.it
Nella foto un momento dell’esecuzione di Re Ruggero di Karol Szymanowski
12/10/2017








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