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Spettacolo
Foto 'Ho cosi' tanto da fare, che invecchiare mi sembra un insulto'.  Intervista ad Anna Mazzamauro, in teatro con Divina

Sara' in scena al Teatro Martinitt fino al 5 novembre

'Ho cosi' tanto da fare, che invecchiare mi sembra un insulto'. Intervista ad Anna Mazzamauro, in teatro con Divina

Una commedia di Jean Robert-Charrier

Ti ringrazio molto per quest’intervista ispirante.
No, sono io che ringrazio te, perché per me, in quest’ora di intervista, sei stata un personaggio teatrale.

È questa, in breve, Anna Mazzamauro: per lei tutto è teatro.
Fino al 5 novembre la trovate al Teatro Martinitt di Milano, dove interpreta magistralmente Divina.
Una brillante commedia di Jean Robert-Charrier, riadattata dalla stessa Mazzamauro, che – tra ironia, veleno, rancore e vendetta, ma anche toccanti introspezioni - pone ancora una volta l’amletico dubbio: essere o non essere?
Prodotta da E20inscena e diretta da Livio Galassi, Divina è una commedia glamour che racconta la solitudine di chi si perde dietro un altro se stesso, lo squallore dietro i lustrini, la trappola dell’effimero, l’ineluttabilità del vero essere.

Voceditalia.it l’ha intervistata per voi.

Come si è trovata ad interpretare questo ruolo? So che c’è anche il suo zampino nel copione…

Allora, in primis dammi del tu! Poi, direi che ci ho messo anche lo zampone: ho cambiato quasi tutta la commedia! Scherzi a parte, io detesto le farse, soprattutto quelle francesi, e tu giustamente mi chiederai: Allora perché l’hai fatta?
Ho approfittato del divertimento che provoca la farsa francese per inserire elementi più sostanziosi, come i rapporti umani tra i personaggi: ho voluto aggiungerli perché a me piacciono gli spettacoli dove, così come succede nella vita, ai personaggi accadono mille situazioni divertenti e tragiche, e così succede in Divina.
Intanto osserviamo il titolo: potevo non farlo? Chiaramente no!
Divina ha un carattere che somiglia molto al mio: io come lei ho lottato molti anni per arrivare a sentirmi bene con me stessa. Non so se sia una grande o una piccola conquista, ma non mi importa. Mi interessa aver fatto quello che desideravo sin dall’asilo: sono nata con questa deformazione fisica e mentale non di voler fare, ma di voler essere attrice. Io sono una donna assolutamente inutile sotto tutti gli aspetti, comincio – forse - a valere qualcosa se salgo su un palcoscenico. Alto o basso che sia.

Dici niente? È una cosa enorme!
(Ride, ndr). Lo so, però ci sono tanti altri problemi: il palco della vita è così pieno di fatti di cui varrebbe la pena occuparsi, ma quando me ne occupo avverto sempre la non autenticità dei personaggi già scritti. Parlo di rapporti che nel nostro lavoro non sono veri fino in fondo.
Dovrei cercare altri aspetti, ma finisco per rifugiarmi sul palco ed è straordinario perché la meraviglia per noi attori, o di quelli che ne sono consapevoli, è riuscire a gioire e soffrire attraverso le parole di altri personaggi.

Chi è Divina?
Divina è una conduttrice televisiva che per trent’anni anni è stata, appunto divinamente, al servizio dei telespettatori con intelligenza, adulata nella vita e idolatrata in tv.
Un bel giorno, una tegola si abbatte su di lei: il direttore di rete la licenzia e…Scusa, ma parlo troppo? Dimmelo eh!

No, no continua pure.

Meno male! Dicevo, quando vengo licenziata chiedo al mio assistente Jean Louis, un po’ tonto, non l’attore, che è Michele Savoia, ma il personaggio, (scrivilo!); “Ma una donna, pur nel pieno delle sue facoltà fisiche e mentali, perché dovrebbe essere licenziata?”.
Il motivo è chiaro: ci sono soubrette più giovani, lei ormai è… diciamo che sono passati gli anni, odio la parola invecchiare, ma sai come funziona la legge del più giovane.
Lui imbarazzato risponde: “Perché è incinta oppure perché è ve… è ve…vecchia”.
“Io non sono vecchia!” esclamo.
“Allora è incinta!” Replica lui. “Complimenti!” (ride, ndr).
Dopo il licenziamento Divina si vendica in diretta TV rivolgendosi a chi l’ha licenziata e dicendogliene di tutti i colori: assistiamo così ad una diretta meravigliosamente teatrale, seppur terribilmente umana.

E poi che succede?
Il suo truccatore Eros, Lorenzo Venturini, le consiglia di ricorrere all’aiuto di un ex toyboy di Divina, Jean Baptiste, interpretato da Massimo Cimaglia, che conduce una trasmissione terrificante su un canale penoso, tra pentole e tegamini. E lei segue il suggerimento, affronta il suo ex, conosce la svampita Emilie, che ha il volto di Giorgia Guerra, e… ma non ti dico tutto!
Se volete scoprire come finisce, vi consiglio di venire al Teatro Martinitt, dove mi esibisco con molta gioia.
Amo il pubblico e amo ritrovarlo in tutte le città: mi sorprende, sembra che lo stesso pubblico mi segua in tutti i teatri, perché le reazioni di divertimento ed le emozioni sono le stesse.
Quando accade questo, penso che posso anche fregarmene di tutti gli altri aspetti della vita e posso darmi la possibilità di stare sul palco con gioia.

Quanto c’è di vero in questo spettacolo?

Ma ci sono io!

Anche tu, come Divina, hai uno spirito vendicativo?

Non sono vendicativa, ma non riesco mai a dimenticare i torti che mi hanno fatto.
Ad esempio, durante le riprese di un film che ho girato di recente, sono stata picchiata da un attore.
Lo sto raccontando a tutti: ai tassisti, a chi incontro in treno, ovunque vada, perché – anche se ho deciso di non rivelarne il nome - si deve sapere.
Ho avuto veramente paura e dover proseguire a lavorare con lui, senza poter reagire, mi ha davvero angosciato.
Tutti sanno chi è e, forse, a poco a poco sarà puntata la lancia contro questa persona.

Mi dispiace davvero.
Grazie, anche a me, ma sono lieta di avere degli spazi per poterne parlare. Se è comune ricevere batoste nella vita, non è comune avere la forza di reagire.
Vorrei fare un appello alle donne: mai credersi vinte quando si subiscono dei torti. C’è sempre un modo per riprendere il posto legittimo nella propria vita, di rimontare.
Per vedere come recupera Divina bisogna vedere lo spettacolo.

Cosa ti ha fatto dire: farò l’attrice?
Ero istintivamente portata. C’è una battuta nel mio spettacolo Nuda e Cruda, scritto interamente da me, dove dico: “Io da ragazzina recitavo sempre di nascosto di notte in bagno, forse per questo sono diventata un cesso”.
È chiaro che mi diverto a giocare: lo faccio io, prima che gli altri mi massacrino denigrando la mia atipicità. L’atipicità è un altro modo di essere bella.
Questa è una mia profonda convinzione, forse sbagliata, ma mi sostiene molto.
La mia atipicità non mi ha vinto, io ho vinto su di essa: mi sento diversamente bella, e non sto scherzando.

Teatro, cinema, TV: quale preferisci fare e perché?

E me lo chiedi?! (Scoppia in una fragorosa risata, ndr).
Va beh, te lo dico: la televisione.
Sto scherzando, naturalmente! Il teatro, perché se si è veramente attori, dall’alluce fino alla punta dei capelli, è il teatro che rende attore l’attore.
Recitare significa condurre una storia dall’inizio alla fine con delle persone che ti ascoltano e si emozionano con ciò che tu provi ad offrire.
Il cinema è frustrante, mi ha fatto vivere momenti terrificanti perché dopo aver studiato e sviscerato il testo, il regista ti comunica che si parte a girare le scene dalla fine, lo capisco per carità: esigenze di luce, di location…
Poi si va a metà della storia, e non ti ricordi come comincia né come va a finire quindi reciti male, almeno io.
Non mi piace il cinema. La bellezza del teatro sta nel fatto che posso rendermi conto, a fine spettacolo, di non aver espresso una battuta con la verità che avrei voluto, però nello stesso momento sono sollevata al pensiero: Domani la farò meglio! Come Rossella. (ride, ndr).

Invece il cinema no…
Purtroppo nel cinema, una volta che le scene sono state girate e montate, restano sempre uguali a sé stesse, forse anche per questo preferisco non rivedermi nei miei film.
La televisione è simile: trovo che l’oggetto meccanico tra me e lo spettatore sia un limite e non amo rivolgermi ad un pubblico che non conosco e non conoscerò mai. Mentre sul palcoscenico ho la sensazione che posso vedere e confrontarmi con l’umanità che è venuta a vedere il mio spettacolo.
In TV, che ne so con chi ho che fare?

Com’è stato crescere sul palcoscenico?
…Forse volevi dire invecchiare?

Sì, ma mi sembra di capire che non ti piaccia troppo questa parola.

(Ride, ndr). È vero, e tra qualche anno non lo amerai neanche tu!
Tutti dicono “che bella la definizione di vecchio, saggio” … Non è vero: sono cazzate! È bello essere giovani!
Con tutti i problemi della giovinezza, i suoi clamori e le sue sofferenze.
In gioventù c’è prospettiva e sogno, ti chiedi: che farò domani? E ora invece mi chiedo: ma ci sarà un domani?
Ho così tanto da fare, che invecchiare mi sembra un insulto!
Io vivo come se fossi immortale, mi sento un po' Highlander. Poi penso anche che non dato sapere la data della morte di nessuno: purtroppo alcuni muoiono a venti anni, altri a cinquanta o a novanta, ora si superano i cento, addirittura.
Chi lo dice che io non arrivi a duecento?
Ti ho convinta?

Direi di sì!
(Ride, ndr). Tornando alla tua domanda, la maturità nella vita non l'ho mai raggiunta, questo mi rende giovane. La maturità come persona ce l’ho sul palco, perché cresco con i miei personaggi, li studio, li sradico, li osservo, li aiuto a provocare emozioni; qualsiasi personaggio ha il diritto il provocarle, anche il più stupido.
Credo di essere matura come attrice, ma come donna mai. Proprio per questo, il mio desiderio è di essere eternamente giovane. Tu mi senti giovane, vero?

Certamente, hai un'energia pazzesca!
Questo è un termine che usano in molti quando parlano di me e lo trovo stupendo. Ma che ti aspettavi? Che ti avrei risposto come una vecchietta affaticata?
Ho la fortuna di avere questa energia ed è il teatro, il grande protagonista della mia vita, che mi permette di averla.

Tu fai ridere tutti, ma chi fa ridere te?

Forse me stessa allo specchio! (Ride, ndr).
Non lo so, difficile rispondere.
Alcune volte ci sono degli attori che propongono stupidamente un personaggio al pubblico, ma nella loro stupidità riconosco la mia e rido. Altre volte apprezzo quelli molto intelligenti, la cui comicità si manifesta sotto forma di ironia o autoironia e sono quelli che preferisco.
Ho amato Dario Fo e Gaber. Il nord ha comicità non travolgente, ma la prediligo in quanto è da scoprire, non è immediata, ma è da scorgere nelle pieghe dell’ironia. Sono romana e amo le pieghe, che te devo dì? (Ride, ndr).

Qualcosa che avresti voluto fare e non hai fatto.

Avrei voluto scoprire il siero dell’eterna giovinezza, ma non si trova.
Sarebbe proprio questo che mi permetterebbe di fare tutto quello che non ho fatto finora, vedi che tutto torna?

Hai già progetti dopo Divina?

Sì, ho scritto una commedia che dicono sia bellissima, e non lo dico io, lo dicono gli altri. Soprattutto il mio produttore Stefano Mascagni, che è una creatura prima di tutto amica: Stefano è ciò che tutti gli attori vorrebbero avere.
Mi chiama quotidianamente per raccontarmi le novità sul nostro lavoro, le lotte, le vittorie, le sconfitte, i sogni. Peccato solo averlo incontrato troppo tardi! Ma la cosa più bella è che gli posso fare delle proposte vittoriose, come Divina e Nuda e Cruda.
Sono anni che porto in giro quest’ultimo spettacolo e lo farò anche prossimamente, da gennaio ad aprile.
Come ti dicevo, ho scritto un’altra commedia che vedrà la luce ad ottobre 2018 dal titolo Belvedere.
Non ti dico di più perché abbiamo già parlato tanto, ma ci risentiamo il prossimo anno così ti racconto com'è andata!

Puoi togliermi una curiosità?
Basta che non mi chiedi quanti anni ho!

Recentemente ho sentito un’attrice, ora insegnante, affermare: “L’intelligenza, quella che usiamo nella vita quotidiana e ci permette di vivere bene, in teatro non serve a niente”. Che ne pensi?

Caspita, che bella affermazione. Mi piacerebbe darti una risposta lunga e articolata, ma ti farò ridere dicendo: Io non sono d'accordo, perché altrimenti mi sentirei una cretina!


Sara Tamburini
29/10/2017








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