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Cultura
Foto Fiori, frutti, pesci e animali vari. A Roma i dipinti di Arcimboldo

Palazzo Barberini

Fiori, frutti, pesci e animali vari. A Roma i dipinti di Arcimboldo

Non solo teste composte e "reversibili" Per la prima volta nella capitale, sono in mostra molte opere dell'artista milanese, tra cui i ritratti della corte asburgica, i disegni originali realizzati per l'organizzazione delle feste di corte e per la realizzazione di opere di arte applicata, tra cui le famose vetrate del Duomo di Milano

Per la prima volta a Roma, una mostra espone al pubblico le opere di un grande artista italiano, attivo a Milano e nella Mitteleuropea del Cinquecento, provenienti da Basilea, Denver, Houston, Monaco di Baviera, Stoccolma, Vienna, Como, Cremona, Firenze, Genova, Milano.

È stata inaugurata il 20 ottobre scorso Arcimboldo, dedicata a Giuseppe Arcimboldi (Milano, 1526-1593), presso le sale di Palazzo Barberini a Roma, in calendario fino al prossimo 11 febbraio.

Sono circa un centinaio le opere scelte per l’allestimento, divise in sei sezioni tematiche, tra cui i ritratti, l’arazzo di Como e le vetrate del Duomo di Milano, i suoi preziosissimi disegni acquerellati per le feste di corte, oltre a una serie di oggetti delle famosissime Wunderkammern imperiali, delle botteghe numismatiche e di arti applicate, fino a disegni di erbari, frutta, animalia a testimonianza dell’arte e della carriera di Arcimboldo, pittore ma anche poeta e filosofo, a volte affiancate da opere di suoi contemporanei.

Il percorso espositivo si apre con una sala introduttiva che mostra il celeberrimo Autoritratto cartaceo, dove Arcimboldo si presenta come scienziato, filosofo e inventore, nell’ambiente dei letterati e degli umanisti milanesi. Si prosegue poi con la prima sezione, intitolata L’ambiente milanese che raccoglie una serie di opere religiose di artisti, più o meno suoi contemporanei, fra i quali alcuni Leonardeschi come Cesare da Sesto, in dialogo oppositivo con le personificazioni delle stagioni Estate e Inverno. Molte anche le opere di arte applicata (cristalli, armature, arazzi e vetrate, queste ultime su disegno di Arcimboldo).

La seconda sezione è dedicata al periodo di Corte tra Vienna e Praga, periodo in cui l’artista divenne il ritrattista della corte asburgica ma anche l’”Ideatore” di feste e manifestazioni di corte. Tra le opere più significative, realizzate durante il periodo viennese, altre personificazioni delle stagioni Primavera, Estate, Autunno, Inverno in dialogo con gli Elementi: Acqua, Aria, Fuoco e Terra.

La terza sezione raccoglie gli Studi naturalistici e Wunderkammer. Nel Cinquecento, alla corte asburgica (e non solo) divennero molto in voga le cosiddette Wunderkammern, camere delle meraviglie ricche di oggetti considerati “meraviglie della natura”, come zanne, coralli, oggetti curiosi ma anche alcuni dipinti raffiguranti uomini e donne con caratteristiche fisiche straordinarie, portati di corte in corte come divertissement e intrattenimento, come gli “irsuti” affetti da ipertricosi. Notevole è il Ritratto di Antonietta Gonzalez di Lavinia Fontana.

Con un salto, andiamo alla quinta sezione Il bel composto che mostra veri e propri paradossi iconici e analizza il metodo del composito in vari contesti culturali, lasciando volutamente per ultime la quarta e la sesta sezione dedicate rispettivamente alle Teste reversibili, immagini di nature morte, di raffinata ambiguità visiva che, ruotate di 180 gradi, assumono una conformazione del tutto diversa (L’Ortolano e Il Cuoco) e alle Pitture “ridicole” dove Arcimboldo fu un maestro del gioco e dell’ironia, proseguendo la tradizione leonardesca e lombarda della caricatura, come nelle personificazioni dei mestieri, come Il Giurista e Il Bibliotecario.

Le teste composte e quelle “reversibili” suscitano inevitabilmente sorpresa e stupore, costringendo chi le osserva a studiarle con grande attenzione. Guardando la testa da lontano l’osservatore ne coglie la forma complessiva spesso mostruosa ma, avvicinandosi, si inizia a notare la resa accurata dei singoli oggetti che la compongono, tra cui fiori, frutti, pesci, animali vari, ferri per caminetto, segnalibri, fasci di fogli e cannoni, ognuno dei quali contribuisce al significato stesso della rappresentazione.

Formatosi alla bottega del padre, nell’ambito dei seguaci di Leonardo da Vinci, Arcimboldo è celebre soprattutto per le famose “teste composte” di frutti e fiori. Grazie alle sue “bizzarrie” e alle sue “pitture ridicole”, è stato uno dei protagonisti della cultura manierista internazionale, esponente di una corrente artistica, scientifica, filosofica e umanistica lontana da quella classicheggiante della Roma dell’epoca. Apprezzato dalle corti asburgiche di Vienna e Praga, al servizio di Ferdinando I, Massimiliano II e Rodolfo II, Arcimboldo guadagnò persino il titolo nobiliare, rarissimo per gli artisti, di “Conte Palatino”. Riscoperto negli anni Trenta del Novecento, l’artista venne considerato il più importante antesignano del Dadaismo e del Surrealismo.

Arcimboldo
Dal 20 ottobre al 11 febbraio 2018
Palazzo Barberini
Via delle Quattro Fontane 13, Milano
Orari: da martedì a domenica dalle 9 alle 19
Ingresso: intero euro 15; ridotto euro 13 (audioguida inclusa)
Info: tel. 06 482 4184 – 06 8110 0257 (prenotazioni)
email: Gan-aar@beniculturali.it

Serenella Forlani
30/10/2017








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