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Foto Bolivia: dopo due anni di Governo del 'Movimento Al Socialismo'

Quale futuro?

Bolivia: dopo due anni di Governo del "Movimento Al Socialismo"

Tra crescita economica e tensioni sociali

La Paz (dal nostro corrispondente), 31 ott.- Dopo venti mesi di presidenza Morales, si possono ricavare alcune osservazioni sullo sviluppo della rivoluzione popolare. Evo ha, senza dubbio, ancora la maggioranza dei consensi tra gli elettori. Il presidente però si sarà reso conto che tra organizzare proteste sindacali e guidare un paese c`è una forte differenza, per cui le difficoltà non mancano. D’altra parte i decenni di governo anteriori al masista, costellati da corruzione e svendita delle proprietà dello Stato, rappresentano un disastro così incalcolabile da lasciare poco spazio a paragoni con l’attuale esecutivo di La Paz.

Tra i dubbi maggiormente avanzati dall’opposizione alcuni riguardavano la probabile crescita incontrollata dell’inflazione e una svalutazione della moneta nazionale, il Boliviano, dovuta ad una paventata instabilità macroeconomica. In questo periodo, però, il PIL di Bolivia è cresciuto costantemente sopra il 5%, in linea con la crescita media dei paesi latino americani, il Boliviano si è apprezzato sul Dollaro Statunitense ed il tasso d’inflazione si installa intorno al 6%, nemmeno lontanamente paragonabile, a differenza di quanto supposto dalla destra boliviana, ai livelli raggiunti negli anni ottanta sotto il governo dell Unione Democratica Popolare, dove l’aumento dei prezzi era arrivato a livelli di crescita secondi nella storia solo a quelli della Repubblica di Weimar.

Anche se non in forma consistente, gli investimenti stranieri sono in aumento ed è proprio di questi giorni la notizia che la comapagnia di bandiera brasiliana Petrobas ha deciso di tornare ad investire in Bolivia, mettendo a tacere pure le polemiche che volevano la nazionalizzazione degli idrocarburi come la gogna degli investimenti esteri nel paese. Anche a livello microeconomico la situazione è positiva, essendo più di dodicimila le nuove imprese registrate, senza contare l’enorme peso che, tuttavia, ricopre l’economia informale nel paese. Dopo anni di blocco sono stati aumentati i salari minimi di quasi il 20%, la disoccupazione è diminuita del 2% e, grazie alle riforme dell’esecutivo, circa cinque dei nove milioni di Boliviani hanno già accesso a un servizio sanitario nazionale gratuito, elemento che ha contribuito alla diminuzione della mortalità infantile e, attraverso le brigate di medici cubani, ha permesso a circa 100.000 persone con problemi alla vista di essere operate. Grazie all’aumento delle entrate legate alla Riforma degli Idrocarburi è stato finanziato un programma di 25 milioni di dollari chiamato “Juancito Pinto” che ha fornito borse di studio di 200 boliviani (20 euro) a una quantità di bimbi che avevano abbandonato la scuola, riportandoli nel percorso di apprendimento fornito dall’educazione pubblica.

Successo criticato ma indiscutibile è la riforma degli idrocarburi, che ha portato per la prima volta dal 1940 lo stato boliviano a chiudere il bilancio in attivo, nonostante il record d’investimento pubblico allo sviluppo. Ciò si spiega con l’aumento oltre le previsioni delle entrate legate all’utilizzo degli idrocarburi, passato da 300 a 1600 milioni di dollari, dovuto alla revisione dei contratti di sfruttamento con le multinazionali e alla nazionalizzazione stessa.

Grazie alle buone condizioni economiche, al condono del debito da parte di Giappone e Spagna, alla lotta contro la corruzione (che ha portato all’allontanamento di alcuni partitari del MAS), e all’austerità negli stipendi dei dipendenti pubblici (lo stesso presidente riceve un salario di 1000 euro al mese), in meno di due anni l’indebitamento esterno pro capite è passato da 500 a 200 dollari e le riserve sono cresciute da 1400 a 4000 millioni di dollari. E`inoltre in discussione una proposta di legge per tassare l’esportazione dei minerali così che, secondo il governo, tutti i boliviani possano beneficiarsi dei proventi delle loro risorse naturali. Rispetto alle critiche sulla perdita di investimento straniero in caso d’approvazione di questa legge, l’esecutivo risponde dicendo che nessuna multinazionale ha avanzato l’intenzione di andarsene e questo perchè la riforma proposta non è confiscatoria, ma ridistribuente, anche perchè il governo stesso non può permettersi di perdere questi investitori, non avendo sufficiente capitale proprio.

A questi dati positivi vanno, comunque, affiancate le difficoltà incontrate dal governo. A livello di politica interna la relazione con le regioni orientali si fa ogni giorno più difficile. Solo d’un paio di settimane fa è lo scontro all’aeroporto di Santa Cruz tra esercito e rappresentanti degli autonomisti cruceños, che pretendevano riscuotere le imposte delle compagnie aeree direttamente, accusando il governo di non re-investire nella regione ciò che raccolgono fiscalmente. Anche l’Assemblea Costituente lascia perplessi, non risultando essere rappresentativa di tutte le componenti etniche che fanno parte della società; questo principalmente per le modalità con cui è stata eletta, riconducendo i candidati ai partiti e quindi rivelandosi essere una sorta di altro Parlamento, più che una Costituente.

Nella politica estera le relazioni con gli Stati Uniti sono tese; il governo boliviano accusa di ingerenza quello statunitense attraverso USAID, dipartimento d’aiuto allo sviluppo di Washington che, con il suo programma di “sviluppo alternativo” sta cercando di soppiantare la millenaria arte del coltivo di coca che in questo paese ha dei tratti mistico-tradizionali. Inoltre, a breve, diventerà necessario per i cittadini statunitensi richiedere un visto d’ingresso a Bolivia. Il rapporto con Venezuela è sfaccettato; gli analisti ritengono che per Bolivia ed il suo presidente sia più pericoloso che utile continuare a stringere i rapporti con la repubblica bolivariana.

Come si capisce, è ancora presto per dare un giudizio complessivo sull’operato del governo. Se è vero, comunque, che molti indicatori economici sono migliorati e che si sono fatti passi avanti verso la riconquista della dignità nazionale, si deve fare attenzione ad assicurare una reale rappresentatività delle persone e delle idee: altrimenti si arriverà alla attribuzione del potere ad una sola parte che, indipendentemente da quale sarà, significherà la sconfitta della democrazia, che è invece basata sulla garanzia e promozione della critica, della separazione dei poteri e del pluralismo.

Nicola Momentè
31/10/2007








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