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Foto La nuova costituzione boliviana

Innovazioni participative

La nuova costituzione boliviana

In attesa del referendum confermativo

La Paz (dal nostro corrispondente) 20 dic.- Descrivere quello che sta succedendo in Bolivia è stimolante quanto difficile. La lettura dei quotidiani controllati da grandi magnati dell’oriente del Paese farebbe pensare ad una situazione di guerriglia urbana, ad una guerra civile imminente. I fatti sono altri: il 9 Dicembre 2007 l’Assemblea Costituente boliviana ha approvato con 164 voti a favore, su 255 disponibili, la nuova Costituzione del paese. La stessa, entro 90 giorni, dovrà essere approvata in una tornata referendaria. L’approvazione della Costituzione è uno dei passi più rilevanti della recente storia democratica boliviana. Il paese, ricco di idrocarburi, è stato da sempre influenzato da ingerenze politiche esterne e ha vissuto il secolo passato tra dittature e governi corrotti.

Il seme della rivolta scoppiato a Cochabamba nel 2003, nella cosiddetta “guerra dell’acqua”, che ha permesso il ritorno del servizio acquifero nell'orbita statale, precedentemente privatizzato a favore di una transnazionale francese, è poi proseguito con la prima storica elezione di un presidente indigeno, Evo Morales Ayma, alla fine del 2005.

Pur tra mille ostacoli, interni alla coalizione del Movimento Al Socialismo- MAS, e provenienti da Oriente, soprattutto dalle prefetture di Santa Cruz e Cochabamba, più che da una opposizione politica organizzata, la settimana scorsa la Costituzione è stata licenziata dal potere legislativo. A parte il “ritiro sull’aventino” del principale partito d’opposizione (23% alle presidenziali del 2005, contro il 54% del MAS)- Potere Democratico Sociale – PODEMOS, tra i cui membri ci sono molti condannati per corruzione e truffa ai danni dello stato, che non ha voluto partecipare alla stesura e approvazione della Costituzione, tutte le altre forze politiche hanno raggiunto un accordo approvando il documento.

I prefetti di Santa Cruz e Cochabamba, recentemente appoggiati anche da quelli del Beni, Pando, Tarija e Sucre (6 dei 9 dipartimenti che costituiscono Bolivia) hanno ostacolato in tutti i modi l’approvazione del documento. Per fare ciò si sono anche recati negli Stati Uniti a recuperare fondi, raccogliendo non sorprendentemente l'appoggio dal governo degli Stati Uniti d'America. E in parte le loro proteste hanno sortito l'effetto, su fronti ben distinti. Se da un lato molte delle istanze dei prefetti sono state accolte, dall'altro questo è avvenuto attraverso atti anche violenti. La costituzione doveva essere licenziata a Sucre, capitale costituzionale del paese, ma, a causa delle violente proteste e scontri organizzati dall’opposizione, l’Assemblea Costituente si è trasferita ad Oruro, dove, alla fine e con 3 morti tra le proteste, è stato approvato il documento.

Cambiare le sorti di un paese in mano ad una oligarchia che controlla mezzi d’informazione cartacei e video, immense distese di terra, non è semplice. Il governo Morales sta continuando per la sua strada, senza utilizzare la violenza, come spesso è avvenuto da parte dell’opposizione, per raggiungere una distribuzione delle ricchezze che, comunque, rispetta l’impresa privata e la proprietà privata. Certo gli articoli che appoggiano e fomentano l’organizzazione indigena, l’istruzione pubblica e gratuita, non possono piacere agli ancora numerosissimi terratenenti d’Oriente che posseggono migliaia e migliaia di ettari di terreno lasciato incolto o, se coltivato, a mezzadria. Il timore d’una presa di coscienza generale e diffusa, come è avvenuto in Occidente, non fa dormire sonni tranquilli a queste persone che, attraverso le loro illimitate ricchezze, fanno di tutto per cambiare il corso degli eventi.

Democraticamente, la Costituzione sarà presentata al popolo che, attraverso il Referendum, deciderà se approvarla o no. C’è da specificare che, in corrispondenza di questo referendum, ce ne sarà un altro che si propone di regolare il latifondo, ancora realtà quotidiana nonostante la riforma agraria che lo abolì nel 1953, e altri a proposito delle autonomie dipartimentali. Nonostante la Costituzione nei primi articoli chiarisca come si rispettino le identità indigene, native, contadine, e che lo Stato è organizzato in dipartimenti autonomi, alcuni prefetti hanno deciso di proporre statuti dipartimentali per una maggiore autonomia. Anche questi saranno soggetti a referendum.

Tutto ciò sarà deciso dal popolo a breve, esercitando lo strumento preferito della democrazia rappresentativa, il voto.

Nicola Momentè
20/12/2007








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