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Cronaca
Foto Centrale Enel di Porto Tolle: il ministro Bersani rifiuta di incontrare i manifestanti

L'anno scorso gli ex manager Tato' e Scaroni erano stati condannati per "danneggiamenti ambientali dolosi"

Centrale Enel di Porto Tolle: il ministro Bersani rifiuta di incontrare i manifestanti

Muro di gomma del viceministro dello Sviluppo economico sulla riconversione della centrale a carbone

Roma, 28 sett. - Porto Tolle, Lega ambiente, Green Peace e i movimenti contro il carbone hanno protestato ieri sotto il palazzo del Ministero delle attività produttive, senza incontrare la disponibilità del Ministro per lo Sviluppo economico Bersani per un incontro.

“No al carbone”, lo hanno gridato inutilmente sotto il Ministero delle attività produttive i cittadini di Porto Tolle e provincia, insieme al movimento No Coke Alto Lazio, e ad una cospicua presenza di esponenti di Legambiente e Green Peace, oltre ad alcune realtà cooperativistiche e associazionistiche. Dopo ore di attesa, i manifestanti hanno bloccato il traffico in via Veneto. Arrivati a mezzogiorno, sotto le finestre degli uffici di Bersani si è ripetuta la stessa storia. I sindaci di quattro cittadine in provincia di Rovigo sono stati ricevuti dal sottosegretario, senza tuttavia ricevere alcuna rassicurazione circa l'impegno del Governo per evitare la riconversione a carbone della centrale Enel.

“Siamo qui insieme a Porto Tolle come saremo accanto a Gualdo Cattaneo e Brindisi" anticipa una nota del movimento No Coke. Che attacca: "Abbiamo assistito all’ennesimo atto di indifferenza da parte del ministro Bersani, che ha riferito tramite il suo sottosegretario di aver recepito in ritardo la richiesta di incontro. In realtà noi siamo venuti ben quattro volte sotto questo ministero, e la storia si è ripetuta sempre uguale a se stessa".

Secondo i portavoce del movimento: "La cosa grave è che il Governo ignora quando scritto dallo stesso ministero della Salute, che ha riconosciuto lo stato di grave allarme riguardo le popolazioni di questo territorio" Anche a Porto Tolle, infatti, dopo decenni di olio combustibile e condanne a carico dell’Enel per danni all’ambiente, si passa alla riconversione al carbone.

A giugno dell’anno scorso, gli ex numeri uno dell’Enel, Franco Tatò e Paolo Scaroni sono stati condannati dal tribunale di Adria (Rovigo), per i danneggiamenti ambientali causati dalla centrale elettrica di Porto Tolle. I due manager sono stati ritenuti responsabili di “danneggiamenti dolosi”. Sapevano d’inquinare Un comitato di cittadini denuncia la società, la spunta e dice no alla riconversione a carbone. Mentre un secondo filone d’inchiesta indaga sui danni alla salute.

Le condanne in primo grado sono state lievi - 7 mesi a Tatò, un mese a Scaroni, ammende per due ex direttori della centrale - e i risarcimenti (2 milioni e mezzo di euro da versare come provvisionale alle 22 parti civili). L’importanza della sentenza sta nell’aver riconosciuto doloso il comportamento dell’azienda. L’Enel sapeva che dalla ciminiera che svetta su Polesine Camerini (una delle isole del delta del Po) uscivano "emissioni moleste" e "ricadute oleose" che hanno danneggiato auto, abitazioni, biancheria, coltivazioni. Nel 1994 si era impegnata ad attenuare l’impatto ambientale. Non l’ha fatto. Di qui la condanna per i danneggiamenti alle cose. Un punto a favore per il pm Manuela Fasolato che ha aperto un altro filone d’inchiesta sugli eventuali danni alla salute che vede i 4 manager indagati per omicidio colposo plurimo e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni.

Il giudice di Adria, Lorenzo Miazzi, ha definito “una sconfitta inaccettabile” il fatto che debba passare per un processo penale "un periodo così vasto di inefficienze amministrative, di ambiguità legislative, di scelte politiche e industriali".

Con quattro gruppi generatori e una potenza di 2.600 MegaWatt, la centrale di Porto Tolle è una delle più grandi d’Europa. E’ alimentata ad olio combustibile e rilascia ossidi di zolfo, di azoto e polveri. E’ una delle quattro centrali lasciate fuori “temporaneamente” dal decreto che all’inizio degli anni Novanta ha abbassato le soglie per le emissioni. La deroga doveva servire per rientrare nei nuovi parametri: bastava passare dall’olio combustibile Btz (a basso tenore di zolfo) all’Stz (che è quasi senza zolfo). Quindici anni dopo, solo un gruppo della centrale di Porto Tolle va a Stz, ma viene usato meno degli altri tre che continuano a bruciare Btz che costa meno. Per risparmiare l’Enel produce consapevolmente un inquinamento che altri pagheranno. Inoltre gode di un vantaggio rispetto alle altre società concorrenti.

Ora l’Enel ha deciso di riconvertire la centrale di Porto a carbone. La Regione Veneto ha già dato il suo placet, contraddicendo se stessa, dato che, in precedenza, aveva stabilito che nel parco del Delta del Po possono funzionare solo centrali a metano.

Davanti al Ministero hanno manifestato tante realtà produttive del territorio cittadino e di Porto Tolle: pescatori, agricoltori, operatori turistici, sindacati dei lavoratori, che condividono con le popolazioni locali la preoccupazione per il futuro lavorativo.” Intanto si preparano nuove iniziative di protesta per il movimento del litorale: “Non ci fermiamo – minacciano gli organizzatori – la lotta non si ferma, andremo fino in fondo per far valere quei diritti che sancisce la Costituzione e che sono di fatto ignorati”. Bersani intanto è bersagliato anche dalla petizione online "Ferma il carbone o dimettiti”.

Antonio Vanzillotta
antonio.vanzillotta@voceditalia.it
28/9/2007








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