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Esteri
Foto La 'niña' colpisce duramente la Bolivia

Emergenza in diversi dipartimenti del paese

La "niña" colpisce duramente la Bolivia

Migliaia di famiglie senza cibo

( Dal nostro inviato) La Paz, 23 feb.-  Gli effetti delle inondazioni legate al fenomeno climatico denominato “La Niña”, continuano a farsi sentire nelle zone tropicali del nord della Bolivia, in particolare a Beni, Pando e, parzialmente, a Santa Cruz. 

Un rapporto del Viceministero di Difesa Civile, del 19 Febbraio, segnala che il totale delle famiglie colpite nel paese è di 65.973 (includendo anche famiglie che non hanno perso la casa, né il lavoro), ma questo dato è in continua evoluzione essendo, solo il giorno prima, fermo a 59.000. Il rapporto aggiunge che le famiglie assistite sono 36.000. 

Delle 19.500 famiglie danneggiate nel dipartimento di Beni, il più povero del paese con un livello di povertà rurale del 96% (dati INE 2001), 8.500, pari al 43%, non stanno ricevendo alimenti né da parte della prefettura dipartimentale né da parte del Governo centrale. La mancanza di alimenti costituisce la principale preoccupazione per le autorità beniane e nazionali, avendo le famiglie danneggiate perso la loro casa ma anche le loro coltivazioni e parte dei loro animali, entrambe fonti di cibo. 

A Trinidad, capitale dipartimentale, sono stati allestiti 32 accampamenti. Un esempio è rappresentato dalle circa 30 famiglie della comunità di Copacabana, 20 km da Trinidad, che vistesi scomparire le loro case per l’inondazione, si sono trasferite a Trinidad dove, dopo aver ricevuto una tenda d’accampamento dove alloggiarsi, e una prima tranche di aiuti alimentari dal Municipio, non hanno, nelle ultime tre settimane, ricevuto più nulla. 

Solo in parte questi alimenti sono stati assicurati da donazioni, ong locali e internazionali, spesso chiedendo agli sfollati di partecipare ai lavori di pulizia dei canali di drenaggio delle comunità. Il prefetto Suaréz è estremamente preoccupato: stima che per la quantità di sfollati il cibo necessario si aggiri intorno alle 1400 tonnellate, mentre la prefettura all’oggi può assicurarne solo 93. 

Questa situazione denuncia la dipendenza alimentare del paese, che non riesce, soprattutto in casi d’emergenza, ad assicurare cibo sufficiente per i suoi nove milioni di abitanti. Emerge, inoltre, una responsabilità oggettiva del governo centrale che, prima, ha ritardato inspiegabilmente la dichiarazione di stato d’emergenza e, poi, non è, all’oggi, riuscito ad organizzare un piano d’aiuti efficaci. 

Tutto ciò si inserisce nel già difficile rapporto tra dipartimenti e governo centrale dove i primi accusano il secondo di utilizzare imposte riservate ai dipartimenti per progetti nazionali, lasciando le casse regionali semi vuote. 

Nicola Momenté
23/2/2008








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